cos'è la tassa sulla plastica plastic_tax_ in italia

Cos’è la Plastic Tax?

Pro e contro la tassa sulla plastica

di Giorgio Temporelli
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Tra le numerose iniziative in atto per combattere la plastica monouso, nel Disegno di Legge del Bilancio per il periodo 2020-2022 è stata recentemente proposta dal Governo l’introduzione di una nuova ecotassa sulla plastica: la cosiddetta “plastic tax”.

Di cosa tratta la Plastic Tax o tassa sulla plastica?

La plastic tax si inserisce nel programma di riconversione verde dell’economia affiancandosi agli incentivi per i prodotti sfusi già previsti dal cosiddetto “Decreto Clima”[1], con l’obiettivo di promuovere abitudini più eco-sostenibili. La tassa consisterebbe in un prelievo fiscale mirato a colpire la produzione e l’importazione di imballaggi, bottiglie e contenitori in plastica, con un duplice scopo: da un lato promuovere una filiera produttiva plastic free a tutela dell’ambiente e dall’altro reperire nuove risorse economiche per le casse dello stato. La tassazione  è stata fissata a 0,45€ per chilogrammo di plastica, cifra che secondo le previsioni del viceministro dell’economia e delle finanze Laura Castelli[2] garantirà, nei sei mesi del 2020 (l’entrata in vigore del provvedimento è prevista a luglio 2020) un miliardo di gettito, cifra che potrebbe raddoppiare alla fine del 2021. L’imposta, infatti, sarebbe applicata per l’intero anno solare ma su un volume di nuova plastica che, secondo le aspettative, dovrebbe gradualmente diminuire.

A cosa si applica la plastic tax?

Dalla plastic tax sarà esclusa la plastica riciclata, mentre la nuova imposta andrà a colpire il manufatto primario, ovvero i contenitori monouso (es. le bottiglie), oltre a quello secondario (es. la pellicola estensibile che avvolge la confezione di bottiglie) e quello terziario (es. il pallet o le casse in plastica utilizzate per la logistica, la spedizione e la movimentazione delle merci). L’imposta sarà soprattutto a carico delle imprese che utilizzano molto materiale plastico nelle loro produzioni, un prelievo fiscale sulla produzione o l’importazione dei contenitori in plastica che peserà sul prezzo finale dei beni, anche se probabilmente solo per pochi centesimi visto il modesto peso degli imballaggi. 

La plastic tax comporterà anche nuovi adempimenti fiscali per le imprese interessate. Il pagamento dovrà essere effettuato entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello del trimestre di riferimento, termine entro il quale si dovrà versare l’imposta dovuta. La sanzione per omesso o insufficiente pagamento della nuova tassa potrebbe ammontare fino a dieci volte l’imposta non versata.

Chi è pro e chi è contro la tassa sulla plastica?

Sulla necessità di trovare soluzioni che tutelino maggiormente l’ambiente c’è accordo unanime, al contrario fa discutere la nuova tassa sulla plastica. La proposta ha diviso l’opinione pubblica e gli operatori del settore in favorevoli e contrari, con un numero di appartenenti alla seconda categoria che, ad oggi, risulta essere molto maggiore. A favore della plastic tax sono le associazione ambientaliste, come Legambiente[3] che appoggia l’introduzione di questa nuova tassa, mentre di avviso contrario sono i sindacati e le associazioni dei consumatori che vedono nella plastic tax una tassa ingiusta che andrebbe a discapito dei lavoratori e delle famiglie. Secondo Confindustria[4] la nuova tassa non avrebbe finalità ambientali, trattandosi di un’imposizione mirata al recupero di risorse a carico di consumatori, lavoratori e imprese.  A protestare sono anche le associazioni e le aziende di settore, che evidenziano come la manovra penalizzerebbe un’intera filiera produttiva che conta in Italia migliaia di aziende e decine di migliaia di lavoratori e ricordano che i cittadini pagano già una tassa sugli imballaggi con il contributo ambientale Conai.

Cosa dice l’Europa sulla plastic tax?

Oltre alle proposte di legge nazionali che prevedono tassazioni per i nuovi imballaggi plastici immessi sul mercato, due direttive europee contribuiranno significativamente nel prossimo futuro alla riduzione della plastica monouso nell’ambiente: la Direttiva (UE) 2019/904[5] e la nuova direttiva europea sulle acque destinate al consumo umano.

La Direttiva (UE) 2019/904 (denominata anche direttiva SUP – Single Use Plastics) vieta, a partire da luglio 2021, l’utilizzo di prodotti in plastica monouso per i quali ci sono alternative (bastoncini cotonati, posate e piatti, contenitori con e senza coperchio, cannucce, ecc) e prevede che, a partire dal 2025, le bottiglie in PET dovranno contenere almeno il 25% di plastica riciclata, e dal 2030 tale contenuto dovrà essere almeno del 30%.

Un ruolo importante alla lotta dell’immissione di plastica nell’ambiente lo avrà anche la nuova direttiva europea sulle acque destinate al consumo umano, che è in fase di stesura finale e dovrebbe entrare in vigore nei prossimi mesi abrogando l’attuale direttiva 98/83[6]. Con questa direttiva l’Europa stabilisce nuove regole per un’acqua potabile più sana, nel rispetto dell’ambiente. Tra i punti chiave proposti dalla nuova direttiva è prevista l’introduzione di nuovi parametri, compreso il monitoraggio delle microplastiche, per tutelare al meglio la salute pubblica. Verrà inoltre facilitato l’accesso all’acqua potabile a tutti i cittadini permettendo così di ridurre il consumo di quella in bottiglia. La nuova direttiva UE indirizza il cittadino verso un comportamento più responsabile, promuovendo il consumo di acqua del rubinetto: sicura, economica, ecologica. Un’iniziativa che, secondo le stime di Bruxelles, potrebbe portare nei prossimi anni ad una riduzione del 17% del consumo di acqua minerale e un risparmio per i consumatori europei di 600 milioni di euro.

Cosa può fare il cittadino?

Oltre agli importanti provvedimenti legislativi tesi a ridurre l’immissione di nuova plastica monouso e di gas climalteranti, c’è il contributo diretto dei cittadini. Ci sono semplici azioni che ognuno di noi può fare quotidianamente per dare il proprio contributo all’ambiente, primo fra tutti: rinunciare al consumo di acqua in bottiglia in favore di quella del rubinetto.

La somma di tanti piccoli contributi porta a grandi risultati, come quelli che stanno dimostrando le varie iniziative “Plastic Free” di cui Culligan è uno dei principali protagonisti. Anziché bottigliette di plastica usa e getta, borracce ricaricabili, riempite con acqua del rubinetto o microfiltrata.

Un impianto di trattamento al punto d’uso migliora la qualità dell’acqua di rete con una doppia sicurezza, quella dell’acquedotto e quella certificata dal produttore dell’erogatore d’acqua, offrendo un’alternativa ecologica, comoda ed economica alla minerale in bottiglia. 

In ambito domesticoal ristorante, a scuola, in ufficio, in mensa, nelle sale d’aspetto, le moderne soluzioni Culligan offrono un’acqua di qualità superiore, priva di controindicazioni dovute alla conservazione, all’esposizione al sole o alla presenza di microplastiche o altri inquinanti. Un’acqua refrigerata o a temperatura ambiente, liscia o frizzante, dalle caratteristiche organolettiche sempre eccellenti.

Articolo del Dott. Giorgio Temporelli

Consulente Tecnico Aziendale e Divulgatore Scientifico

Esperto in igiene, normativa e tecnologie per il trattamento delle acque

  • 1- DECRETO-LEGGE 14 ottobre 2019, n. 111
  • 2 - https://www.ilsole24ore.com/art/manovra-castelli-plastic-tax-meta-2020-non-tocca-quella-riciclata-ACtRass?refresh_ce=1
  • 3 - https://ilmanifesto.it/perche-la-plastic-tax-e-cosa-buona-e-giusta/
  • 4 - http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/10/16/confindustria-contrari-a-plastic-tax_26e08588-7cf8-4365-ac28-66854ad9ca1e.html
  • 5 - Direttiva (UE) 2019/904 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente
  • 6 - Direttiva 98/83/CE DEL CONSIGLIO del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano

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